Situata tra quartieri di abitanti con alto potere d’acquisto, nella zona sud della città di Rio de Janeiro, in Brasile, la Rocinha è considerata la maggior favela dell’America latina, con un’area di 877.575 m² secondo dati del 1999 dell’Instituto Municipal de Urbanismo Pereira Passos (IPP – RJ).

Sebbene sia stata qualificata come “quartiere” negli anni ’90, la situazione della comunità non è cambiata. I suoi abitanti continuano a confrontarsi quotidianamente con la mancanza di diritti essenziali (igiene di base, sicurezza, educazione, svago). I pochi e precari servizi pubblici che funzionano nella comunità (scuole, presidi sanitari e altro) non sono sufficienti per il volume di necessità, il che contribuisce sempre più al pessimo livello di qualità della vita locale.
Secondo recenti stime dell’Associazione degli Abitanti, si presume che ci siano circa 160.000 residenti nella Rocinha. Il numero di bambini nella comunità è approssimativamente di 48.000 bambini sino a 6 anni d’età. I giovani sotto i 16 anni, gli anziani e le donne rappresentano anch’essi una parte elevata della popolazione, trattandosi spesso di donne capofamiglia e di ragazze-madri disoccupate e senza risorse finanziarie.

La Rocinha soffre di molte carenze acute nell’area della cura ai bisogni dei bambini. Esistono 14 asili per prendersi cura di bambini tra uno e cinque anni, un numero ovviamente insufficiente per permettere che le madri sole lascino i loro bambini in un luogo sicuro e appropriato mentre loro sono al lavoro per migliorare le proprie condizioni di vita. E’ importante sottolineare che non esistono parchi da gioco o aree di svago nella Rocinha, il che fà dell’asilo l’unico luogo sicuro dove questi bambini possano giocare e crescere.

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